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Ho letto un libro (Rituali quotidiani di Mason Currey del 2016 ed. Vallardi) in cui sono state raccolte le “indefinite varietà, imprevedibili follie e inimitabili routine degli artisti.” È delle routine nello sport che la lettura di questo libro mi ha spinto a scrivere e condividere alcune riflessioni tratte anche dal lavoro quotidiano con atleti. La routine nello sport è una sequenza di azioni che un atleta esegue sempre nello stesso modo per “entrare” in gioco, per prepararsi mentalmente a ciò che verrà e per alimentare un dialogo interiore costruttivo. La routine è uno strumento per raggiungere quella condizione “ideale” che è concentrazione, isolamento e attivazione che consente all’atleta di entrare nel match. Possiamo sintetizzare che la routine crea le condizioni per il perfetto incontro tra la mente consapevole e la performance dell’atleta.

Le routine si possono osservare nell’atleta nel corso di una competizione. Dal mio punto di vista però, le routine devono essere prima scoperte, strutturate e provate nel corso degli allenamenti. Le routine svolte in allenamento sono quelle meno osservate da un pubblico di appassionati sportivi. Sono più forti e solide perché costruite dall’atleta in funzione del suo percorso di crescita. Derivano dalla conoscenza dei propri punti di forza e di debolezza. Dal modo in cui l’atleta parla con se stesso. Questa costruzione inizia dall’allenamento consapevole, fuori dalle aree di comfort e frutto della continua conoscenza di se.

Perché le routine in allenamento? L’allenamento è la preparazione alla partita e in partita la sola cosa che può incassare l’atleta è ciò che ha investito in allenamento. Significa che anche una routine dovrà essere pensata e strutturata in funzione di un bisogno della persona. Il rischio altrimenti è di copiare atteggiamenti di altri atleti, come la posizione e il numero delle bottigliette di Nadal, i 20 palleggi pre servizio di Djokovic, l’inchino pre-gara di Valentino alla moto, il segno della croce prima di entrare in campo che rappresentano solo la punta di un iceberg.

Studiando il libro “Rituali quotidiani” emerge che gli artigiani letterari, i musicisti, i pittori hanno costruito le loro routine grazie a ore, giorni, mesi e anni di incessante allenamento consapevole. Alcune caratteristiche di queste routine, che si sono rivelate trasversali tra tutti i personaggi osservati, sono che gli allenamenti hanno avuto una durata di anni (dai 5 in poi), incessanti “tutti i giorni anche il sabato e la domenica”, in completo stato di isolamento dal mondo per non avere rumori di fondo che disturbano “con il fresco della mattina presto o il fresco della notte fonda” e che il resto del tempo lo dedicavano ad altre molteplici attività. Alcune di queste attività riguardavano il lavoro, come le lezioni private di piano di W.A. Mozart, la meditazione e lettura per Carl Jung, l’attività fisica leggera di Franz Kafka, oppure gli allenamenti preparatori alla maratone come per Haruki Murakami. Giuseppe Verdi descriveva così le varie attività svolte “perché da una attività traggo la forza per l’altra!”  In pratica il virtuosismo che emerge è che la consapevolezza di vivere la passione attraverso ruotine e disciplina allena gli artisti ad imparare dalla passione stessa ma anche da ogni altro tipo di attività svolta. Lo stato mentale creato dalle routine inoltre, permette all’artista di mantenere costanza e durezza negli allenamenti. Alcuni metodici come Anthony Trollope (1815-1882) romanziere riuscì a produrre 46 romanzi e sedici libri di altro genere grazie a sessioni di scrittura sempre uguali. Si racconta che Trollope se terminava un romanzo prima dello scadere della terza ora (scriveva tre ore piene al giorno) prendeva un foglio bianco e partiva subito con il libro successivo. Vincent Van Gogh (1853-1890) in una lettera al fratello scrisse “non penso alla fatica, devo finire un altro quadro entro stasera e devo riuscirci a tutti i costi”. Van Gogh dipingeva per molte settimane consecutive dalle 7 del mattino alle 6 di sera.

Questi fenomenali “atleti” si sono esercitati per anni fuori dalle loro aree di comfort. Hanno pianificato cicli di allenamento intervallati da cicli di riposo e da altre attività. Hanno così di fatto alimentato attraverso l’allenamento e il tempo la loro eccellenza e la loro passione. La vita professionale e la relativa motivazione è stata quindi sostenuta da un “senso e un perché” che gli ha permesso di allenarsi attraverso un “come” rigido e incessante. È così che sono nate le loro opere d’arti.

In conclusione possiamo dedurre che le routine si costruiscono nel corso di allenamenti consapevoli fuori dalle aree di comfort. L’allenamento va affrontato in totale concentrazione ed isolamento dal resto del mondo per aprirsi all’apprendimento. Ed è dalle competenze acquisite, dalla conoscenza e gestione dei propri punti di forza, di debolezza e da un dialogo interiore costruttivo che si genera una routine unica e autentica. Una routine che crea il perfetto incontro tra la mente e la performance.

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