allenatore

Una delle più interessanti e curiose esperienze lavorative che mi sono capitate in questi anni è quella di un uomo che ha iniziato a giocare a tennis all’età di 38 anni. Si è prefissato di arrivare ad ottenere 1 punto della classifica ATP. L’Association of Tennis Professionals è l’associazione che riunisce professionisti maschi di tennis di tutto il mondo. Roberto (nome di fantasia), mi ha contattato dopo i primi due anni di allenamento dicendo che voleva essere preparato mentalmente e per dei consigli per come allenarsi in modo più efficace.

Nella sua vita aveva sempre svolto attività fisica, dall’atletica quando era adolescente fino a corsa in montagna in tempi più recenti. Quando ci siamo incontrati Roberto dedicava al tennis 6 ore di allenamento la settimana più 4 ore di atletica e partecipava a 10 tornei all’anno. La reazione di molti potrebbe essere “certo che non progredisci hai 43 anni, lascia fare questo tipo di investimento ai giovani”. Ma non è l’età il motivo principale della sua sensazione di arresto nell’apprendimento. Il punto è stato capire in quale modo Roberto poteva migliorare più in fretta possibile visto che il suo obiettivo è quello di raggiungere 1 punto ATP e nel più breve lasso di tempo possibile.

Per comprendere meglio il motivo per cui Roberto mi contatta, bisogna capire il modo in cui si svolgono in generale gli allenamenti di tennis, ed in generale nello sport.

Gli allenamenti si svolgono in gruppo o individualmente. Quando sono allenamenti individuali, l’attenzione del maestro è rivolta a correggere errori o difetti nel gioco del singolo atleta. Quando l’allenamento è in gruppo invece questo tipo di rapporto è più saltuario, ogni tanto il maestro si avvicina ad un atleta e lo aiuta singolarmente e tendenzialmente l’attenzione di un maestro si focalizza su chi del gruppo è più debole. Il dialogo e le comunicazioni tra allenatore e atleta nel corso degli allenamenti sono generalmente fondate sulla individuazione degli errori commessi. Alcune volte (meno frequentemente) vengono dati ritorni positivi che definisco “leggeri” perché spesso sono poco ancorati a miglioramenti tecnici specifici.

Apparentemente l’attenzione maggiore, un atleta la riceve nel corso di un lavoro individuale. Ma non è proprio così e lo vedremo in seguito. Probabilmente tutti preferirebbero fare lezioni individuali proprio per il rapporto uno ad uno ma sono più costose e molte volte le persone si accontentano di lezioni di gruppo. Molti decidono anche di allenarsi da soli giocando con amici più bravi di loro o con appassionati di tennis. Ma per quanto un atleta potrà guardare compiere un movimento da un altro giocatore o su un video gli sfuggirà sempre qualche cosa e non riuscirà mai a cogliere i dettagli più rilevanti che un maestro esperto invece è in grado di dare.

Dunque la cosa principale che può fare Roberto per perseguire il suo obiettivo con successo è quella di trovare un buon maestro col quale costruire una relazione competente e lavorare attraverso un allenamento consapevole. Per la ricerca del maestro ho fornito a Roberto alcuni indicatori da osservare ed alcune strategie da applicare. Per esempio lo studio del contesto in cui andrà ad allenarsi, l’osservazione delle relazioni del maestro e le interviste ad altri atleti.

Il suo modo di relazionarsi

La capacità di relazionarsi in funzione dell’interlocutore (relazione competente) è il principale prerequisito per un allenatore. Osserva il maestro e cerca di capire le sue capacità di rapportarsi con bambini, adolescenti, adulti e all’interno dello stesso gruppo osserva se utilizza modi diversi per relazionarsi rispetto a chi ha di fronte.

Le competenze

Tendenzialmente non deve essere il più famoso o migliore al mondo ma deve essere esperto e appassionato della materia, deve dimostrare di amare le persone che allena, essere in grado di crescere assieme ai suoi atleti e costruire un rapporto basato sul riconoscimento delle competenze e dei bisogni della persona. Ci sono correnti di pensiero che sostengono che un maestro saprà guidarti solo fino al livello che lui e i suoi allievi precedenti hanno raggiunto. Personalmente credo che quando parliamo di allenamento consapevole e relazione competente i maestri e gli allievi costruiscono un percorso virtuoso di crescita reciproca. Il limite di questa crescita potrà essere, dal mio punto di vista, la scelta di interrompere il percorso di allenamento per la fatica, l’impegno incessante e la continua spinta fuori dall’area di comfort che questo tipo di relazione comporta sia per l’atleta che per l’allenatore.   

Capacità di insegnare e di apprendere

Molti maestri sono stati ottimi atleti ma insegnare ed allenare ad altri richiede competenze che un atleta non necessariamente allena. Parla con gli allievi dell’allenatore a cui vorresti affidarti. Fatti un’idea della filosofia di vita del maestro che è la base del modo in cui allena e si relaziona con gli atleti.

La sua storia

Osserva il suo passato non giudicando i fallimenti ma osserva invece come ne è uscito e se i fallimenti sono stati sempre gli stessi o sempre diversi. Cerca di intervistare persone che giocano a livello simile al tuo e che si allenano e osserva la loro storia. Fatti raccontare il loro percorso.

Allenamento all’autonomia

Perché il processo di allenamento sia un percorso di crescita della persona, l’autonomia dell’atleta è un’area importante. Atleti capaci di pensare con la propria testa, allenati ad apprendere e a scegliere attraverso un confronto alla pari sono atleti allenati all’autonomia.

Modelli di riferimento

Cerca nel contesto in cui andrai ad allenarti se l’allenatore sta allenando atleti più bravi di te. Atleti che possono rappresentare un modello a cui ispirarti come gioco, come personalità in campo, come esempio e osservazione per impegno e dedizione al lavoro, come sfida per raggiungerli.  

Una volta che Roberto ha raccolto tutte queste informazioni, le ha analizzate e pensate, le abbiamo riviste assieme e ha deciso quale sarebbe stato l’allenatore con cui iniziare questo percorso. Definito l’allenatore abbiamo programmato con il maestro di combinare il lavoro tecnico, atletico individuale con l’allenamento mentale. L’allenamento mentale in questa fase ha come obiettivo quello di facilitare, migliorare e accelerare l’apprendimento. Per fare ciò il lavoro del preparatore mentale è quello di far prendere consapevolezza e conoscenza all’allenatore dei bisogni dell’atleta, il piano relazionale che predilige l’atleta, il suo modo di apprendere, la sua modalità di superare le difficoltà, i suoi punti di forza e i punti di debolezza.

Questo processo nel Metodo Sport4Life è la base su cui costruire una relazione competente e per impostare un allenamento consapevole. Nell’allenamento consapevole, di cui ho già trattato in un precedente articolo (http://sport4lifecoach.com/index.php/blog/188-semplice-allenamento-no-grazie-allenamento-consapevole-di-paolo-loner), una delle tecniche che utilizziamo per accelerare l’apprendimento è quello di sviluppare delle rappresentazioni mentali efficaci che accelerano l’apprendimento. Come funziona la rappresentazione mentale. Una volta apportato e allenato sul campo un miglioramento di un aspetto tecnico o atletico, l’atleta lo visualizza attraverso delle rappresentazioni mentali. La rappresentazione mentale più è dettagliata meglio valorizza il gesto e meglio l’atleta lo eseguirà nell’allenamento successivo. Nel successivo allenamento l’atleta con il suo allenatore farà ancora delle piccole migliorie che andranno ad arricchire ulteriormente le successive rappresentazioni mentali e così via in un processo virtuoso di miglioramento continuo. E’ fondamentale per questa tecnica il ritorno che il maestro fornisce all’atleta rispetto al suo miglioramento. Feedback che sono prima di tutto positivi su ciò che l’atleta ha eseguito correttamente e successivamente feedback che portano l’atleta a riflettere su cosa e come può migliorare altri aspetti.

Credo che ora appaia chiaro quanto sia complesso fare tutto ciò con allenatori poco preparati, da soli o con un amico appassionato di tennis. Non è impossibile ma è molto più complesso e meno efficace. Un atleta motivato, intelligente che si relaziona con il proprio maestro attraverso una relazione competente ed esercizi specifici di miglioramento progredisce con maggiore rapidità rispetto ad un percorso di allenamento classico. Esercitarsi cercando di migliorare costantemente e nel dettaglio, comporta un alto livello di co-costruzione e di coinvolgimento tra allenatore e atleta ed ha le sue basi nella relazione competente. Il cambiamento di paradigma nell’allenamento è stato quello di allenarsi ad impegnarsi in una pratica mirata con un piano di miglioramento anziché ripetere distrattamente una serie di esercizi. Personalmente credo che se in allenamento ti distrai e ti rilassi e basta probabilmente non migliorerai. Per trarre il massimo dall’allenamento consapevole questi sono stati i principi condivisi con Roberto.

  1. Divertiti. Sei un privilegiato, stai facendo ciò che più ti piace.
  2. Qualsiasi allenamento stai svolgendo, concentrati sul dettaglio che hai da migliorare. Applica un’azione cosciente e rivolta a un obiettivo specifico e non solo ad eseguire un gesto tecnico.
  3. Sviluppa e affina le tue abilità. Da ogni allenamento esci con una nuova competenza acquisita che alleni ulteriormente attraverso la rappresentazione mentale. La rappresentazione mentale è un allenamento che porterà a migliorare l’allenamento successivo creando così un processo virtuoso.
  4. Ascolta le sensazioni che senti mentre alleni una specifica azione. Una volta capita la sensazione che vive in quello specifico movimento allora diventa eccellente. Una volta raggiunta la competenza acquisita e la sensazione che l’accompagna va trasformata in una abitudine radicata.
  5. Cambia il paradigma, da sforzarsi anche al 70% per lungo tempo, ad allenarsi al massimo dello sforzo per meno tempo.

Roberto oggi si allena individualmente con un maestro che ha valutato e scelto. Il maestro è stato formato sulle competenze relazionali su cui costruire con Roberto la sua relazione competente. Gli allenamenti sono strutturati con sessioni più brevi ma svolte con più concentrazione. Le rappresentazioni mentali vengono svolte quotidianamente al termine di ogni allenamento. Roberto tiene un diario che compila al termine di ogni allenamento. Prima di ogni allenamento Roberto inizia con il riscaldamento mentale e poi con quello fisico. Ha aumentato il riposo notturno, ha posto attenzione all’alimentazione e all’idratazione e questo è l’inizio di lavoro per i prossimi 5/8 anni di allenamento per il raggiungimento del suo obiettivo.

Noi sappiamo che ci sono obiettivi che sono sotto il nostro controllo ed altri no. L’obiettivo di 1 punto ATP non è completamente sotto il controllo di Roberto. Se qualche cosa dovesse mettersi di traverso tra l’atleta e il suo desiderio, Roberto avrà comunque, in questo percorso, acquisito delle competenze e un metodo di lavoro che potrà utilizzare, implementare e personalizzare in autonomia per tutta la sua vita ed in qualsiasi contesto che desidera. Questo è il valore dello sport, quando lo sport allena alla vita!

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